DARIO COLETTI

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IL FOTOGRAFO E LO SCIAMANO - Dialoghi da un metro all'infinito
 
L'accostamento di testi a foto è naturale, lo è sempre stato è un luogo comune, una semplificazione affermare o pensare che la fotografia da sola sia sufficiente a esprimere un dato, a raccontare in modo compiuto e veritiero un fatto qualsiasi semplice o complicato che sia, e questo è causato dall'assoluta inattendibilità del mezzo fotografico; la fotografia in sé non è mai una dimostrazione di verità. Per considerare vero quello che vediamo sulla fotografia è possibile solo nel caso che il fotografo che ha prodotto l'immagine attesta la veridicità dei fatti che si sono svolti, una verità mutuata dal suo punto di vista, una sorta di verità personale. Questa veridicità passa attraverso l'uso della didascalia che è un testo che non raccoglie solo data e luogo ma spesso è un piccolo articolo a uso e consumo di chi poi deve coordinare e il lavoro editoriale. La didascalia è un'istruzione per l'uso, è un'indicazione di lettura che il fotografo deve fare; ed è proprio qui che entra in gioco la parola. Nel mio caso l'abbinamento che mi viene naturale è tra la foto mostrata e i retroscena che hanno fatto sì che producessi quella foto. Questo può nascere solo da un controllo dagli appunti di cui mi avvalgo. I racconti accostati alle foto sono enormi didascalie, sono flussi di pensieri che realmente hanno percorso la mia mente e la mia persona in alcuni momenti della mia vita quando producevo quello scatto. 

An exhibition of images and photographs, based on the book "Il fotografo e lo Sciamano, dialoghi da un metro all'infinito" The addition of texts to photographs comes natural, it's always been done and always been common. Too simple it would be to affirm or to even only think that a photograph itself could be sufficient to express or to tell about a fact, as simple or complicated this might be, in a complete and true way. Instead, the photographic medium is of absolute unreliability: a photography itself is never a demonstration of truth. If we should want to consider real what we see on a photography, we need the photographer himself to confirm that the image reflects truthfulness. But yet, it will always show a reality created from his point of view, a sort of personal reality.This reality comes to life thanks to the use of a sort of "blocking", which is a text that consists not only in the indication of dates and places, but often happens to be a short article. The blockings are instructions, they are an advise of interpretation only the photographer can give, using his own words. In my case, I try to match the exposed photograph with the background of facts and elements that made me shoot exactly this picture. I therefore go through the notes I use to take.The narrations exposed here close to every photo are huge blockings: They represent the trains of thoughts crossing my mind and my personality in that moment of my life, when I realised the shot. 
 
Sandro lovine - FPmag